Non un semplice corso, ma un’occasione concreta per fermarsi, osservare dinamiche spesso invisibili nella quotidianità lavorativa e creare uno spazio in cui le persone potessero mettersi in gioco in modo autentico.
A guidare il percorso è stato Giorgio Nicastro, CEO di Wayout Consulting, che ha scelto di utilizzare i business game come principale strumento formativo. Una modalità capace di cambiare completamente il clima dell’aula e il modo in cui le persone si relazionano tra loro.
Attraverso il gioco vengono meno rigidità, ruoli e giudizi: le persone si sentono più libere, si
muovono in modo spontaneo e riescono a mostrarsi per ciò che sono davvero.
Per molti partecipanti, l'approccio esperienziale è stato una piacevole e curiosa scoperta. Quella che inizialmente poteva sembrare una modalità insolita rispetto alla formazione tradizionale si è trasformata rapidamente in un'esperienza coinvolgente e concreta, capace di rendere l'apprendimento più immediato e partecipato.
"Imparare giocando è stata una rivelazione", racconta Emanuela Caproni. "La formazione è
risultata coinvolgente (soprattutto con i giochi di ruolo) e mai noiosa. Mi ha permesso di
assimilare nuove competenze divertendomi."
Accanto a chi ha vissuto il gioco come scoperta, c’è chi ha trovato in questo approccio una naturale continuità con la propria quotidianità lavorativa. Per Alberto Cerentola, infatti, lavorare su simulazioni concrete ha rappresentato un valore aggiunto immediatamente spendibile " sono stato molto contento di aver lavorato attraverso dei business game perché il nostro lavoro si caratterizza da situazioni dinamiche e diverse ogni giorno; quindi, lavorare sul concreto mi ha permesso di condividere con i colleghi alcune situazioni”
Non tutti, però, hanno affrontato il percorso con lo stesso approccio iniziale.
Per qualcuno la curiosità è stata accompagnata da un pizzico di scetticismo. " Inizialmente ero piuttosto
curiosa, ma anche un po' scettica. Essendo abituata a una formazione più tradizionale, non
ero certa che i business game potessero essere realmente efficaci per approfondire temi
legati alla strategia di vendita", racconta Raffaella Bertoli. " Tuttavia, con il passare del tempo
ho compreso il valore pratico di questo approccio: la simulazione ha permesso di
sperimentare situazioni concrete, confrontarsi con i colleghi e ragionare sulle conseguenze
delle decisioni prese. A conclusione del percorso considero l'esperienza molto positiva,
coinvolgente e utile per comprendere meglio alcuni aspetti della strategia commerciale"
Una sensazione condivisa da molti partecipanti, che hanno trovato nel gioco non soltanto
uno strumento per apprendere, ma anche un'occasione per osservare sé stessi e il gruppo da
prospettive nuove.
Seppur il percorso abbia coinvolto persone molto diverse tra loro, sia dal punto di vista
caratteriale sia per ruolo all’interno dell’azienda, attività dopo attività il gruppo ha iniziato a
costruire un equilibrio comune.
Le attività hanno creato occasioni di confronto che difficilmente trovano spazio nella normale
operatività aziendale. Osservandosi in contesti differenti da quelli abituali, i partecipanti
hanno iniziato a cogliere aspetti dei colleghi che fino a quel momento erano rimasti sullo
sfondo: sensibilità, modalità di comunicazione, punti di vista e approcci ai problemi. "Ho
scoperto capacità organizzative, spirito di iniziativa e doti relazionali che non conoscevo",
racconta Zagrida Sabahi. "Mi ha colpito vedere come persone apparentemente molto diverse
tra loro riuscissero a dare contributi importanti e complementari. Questa esperienza mi ha
fatto riflettere sul fatto che ogni persona ha talenti e punti di forza che meritano di essere
valorizzati e che spesso il risultato migliore nasce proprio dalla diversità dei contributi."
Per altri il cambiamento è stato ancora più personale. "Più che vedere i colleghi in modo
diverso, noto invece come è cambiata la mia predisposizione nei loro confronti", osserva
Fabio Consolandi "E di conseguenza loro sono cambiati."
Le differenze non sono state vissute come un limite, ma come opportunità per confrontarsi,
collaborare e trovare nuove modalità di lavoro più efficaci. Come sottolinea Sebastian
Carozza, il percorso ha permesso di "comprendere meglio alcune dinamiche aziendali che
non sempre mi riguardano in prima persona, ma che fanno parte della quotidianità di altri
colleghi", contribuendo a “calarmi maggiormente nelle difficoltà che alcune persone
affrontano ogni giorno, sviluppando una visione più ampia del lavoro di squadra”.
Progressivamente si è rafforzata una consapevolezza comune: i risultati migliori non
dipendono soltanto dalle competenze individuali, ma dalla capacità delle persone di sentirsi
parte di un obiettivo condiviso. Quando tutti remano nella stessa direzione, il valore del
gruppo emerge con maggiore forza e le differenze diventano una risorsa anziché un ostacolo.
Uno dei momenti più significativi del percorso è stato quello dedicato alla customer
experience. Attraverso un business game, i partecipanti hanno vissuto direttamente
l’esperienza del cliente, immedesimandosi nelle sue aspettative, nei suoi dubbi e nelle
sensazioni che accompagnano una richiesta o un acquisto.
Per una volta il punto di vista si è completamente ribaltato. Non più l’azienda che osserva il
cliente dall’esterno, ma le persone dell’azienda che si trovano a vivere l’esperienza del cliente
in prima persona. L’attesa di una risposta, l’incertezza, il bisogno di sentirsi ascoltati e
considerati hanno fatto emergere riflessioni profonde su quanto anche piccoli aspetti
possano influenzare la percezione di un servizio.
Per alcuni questa è stata la sfida più significativa. Fabio, per esempio, racconta di essersi
trovato inizialmente in difficoltà proprio perché, per la prima volta, si è trovato "dall’altra parte
del gioco", nel ruolo del cliente. Un cambio di prospettiva che ha permesso di comprendere
meglio quanto, dietro a una richiesta o a una segnalazione, vi siano aspettative, emozioni e
bisogni che vanno oltre il semplice aspetto operativo.
"Vivere delle situazioni vestendo la parte del cliente mi ha fatto capire una cosa su tutte:
prima di dire o fare qualcosa bisogna ragionare sempre sulle conseguenze che questo può
generare, in tutte le prospettive", sottolinea Alberto.
Da questa esperienza è emersa una maggiore attenzione verso il valore della relazione. I
partecipanti hanno riscoperto l'importanza dell'ascolto, della presenza e della capacità di
comprendere davvero i bisogni di chi si ha di fronte. "Il modo di relazionarsi con il cliente è
cambiato: l'approccio è più empatico", racconta Emanuela, evidenziando come l'esperienza
abbia contribuito a sviluppare una maggiore sensibilità verso le esigenze del cliente e una
gestione più efficace delle criticità.
Una riflessione condivisa anche da Raffaella, che ha trovato particolarmente utile
l’esperienza di osservare le situazioni dalla prospettiva del cliente: "Oggi considero
fondamentale comprendere realmente ciò di cui il cliente ha bisogno, anche quando non lo
esprime in modo esplicito."
Per chi opera quotidianamente a contatto con il mercato, il percorso ha inoltre rafforzato la
consapevolezza che il cliente non cerca soltanto una risposta, ma attenzione, chiarezza e
affidabilità. Una consapevolezza che ha portato il gruppo a riflettere concretamente sul
proprio modo di lavorare e sul valore che una comunicazione tempestiva e attenta può avere
nella costruzione di relazioni solide e durature
"Dopo il percorso cerco di prestare ancora più attenzione all’ascolto", racconta Zagrida "Un
cliente che si sente ascoltato sarà più disposto a collaborare anche quando emergono
problemi. Il piccolo dettaglio che oggi considero fondamentale è mantenere il cliente
aggiornato, anche quando non ci sono ancora risposte definitive. Una comunicazione
tempestiva e trasparente contribuisce a creare fiducia e spesso fa la differenza nel rapporto. "
Ma il valore dell’esperienza non si è fermato agli aspetti operativi. Accanto alle competenze
sviluppate, i partecipanti portano con sé una nuova consapevolezza del valore delle relazioni
e dell'impatto che queste hanno sul lavoro quotidiano. Per alcuni il percorso ha rappresentato
un'occasione per osservare sé stessi da una prospettiva diversa; per altri è stato uno stimolo
a guardare oltre i confini del proprio ruolo e immaginare nuove possibilità di crescita.
Per Claudio Tiraboschi il percorso ha rappresentato soprattutto un’opportunità per rafforzare
la propria capacità di ascolto e consolidare l’importanza di una comunicazione corretta nelle
relazioni professionali, mentre Raffaella sottolinea come l’esperienza abbia contribuito a
sviluppare una maggiore consapevolezza del valore che ogni attività aziendale genera
sull’esperienza complessiva del cliente.
"Quando tutti guardiamo nella stessa direzione come team e non come singoli, possiamo
costruire qualcosa di molto importante, sia dal punto di vista dei risultati sia dal lato umano",
riflette Sebastian.
È forse questa la sintesi più efficace di quanto emerso durante il percorso.
Le competenze tecniche rimangono fondamentali, ma sono le relazioni, l’ascolto, la
collaborazione e la capacità di comprendere prospettive diverse a trasformare un gruppo di
persone in una squadra.
In fondo, è proprio questo il significato più autentico del percorso: andare oltre il ruolo.
Perché dietro ogni funzione, ogni mansione e ogni responsabilità c’è una persona. E il vero
valore di un’organizzazione emerge quando queste persone imparano a conoscersi, ascoltarsi
e crescere insieme.
È nato così un ambiente più coeso, inclusivo e collaborativo, in cui le differenze sono
diventate uno strumento di crescita e non un elemento di distanza.
Perché quando le persone iniziano davvero a comprendersi, cambia anche il modo in cui
lavorano insieme. E quando un’azienda sceglie di investire sulle persone, il cambiamento
entra nelle relazioni, nel lavoro quotidiano e nella cultura stessa dell’organizzazione.